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Ema AstraZeneca: “Possibile legame con rare trombosi”

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Ema AstraZeneca – “Gli eventi rari di trombosi cerebrale sono effetti collaterali” del vaccino di AstraZeneca. Lo conclude l’Ema, l’Agenzia del farmaco dell’Unione europea sottolineando comunque che il rapporto tra rischi e benefici del preparato di Oxford “restano positivi”.

L’Autority europea al momento non raccomanda alcuna limitazione alle inoculazioni per specifiche categorie o fasce d’età: “Non ci sono rischi generalizzati”.

La autorità nazionali possono però prendere misure prudenziali. Alle 18 si terrà una riunione dei ministri della Salute dell’Unione europea per decidere una risposta coordinata al warning dell’Ema. Il Regno Unito invece ha sconsigliato l’uso del vaccino alle persone tra i 18 e i 29 anni. 

Quello illustrato oggi è il terzo rapporto su AstraZeneca condotto dal Prac, il Comitato sulla sicurezza dei farmaci composto dai rappresentanti dei governi Ue, delle autorità nazionali e da personale Ema. In precedenza i tecnici Ue non avevano escluso un legame tra le trombosi e il vaccino anglo-svedese, ma avevano spiegato che non vi erano prove di un link diretto.

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Ora invece l’Agenzia europea parla di un “possibile legame” e indica che l’incidenza statistica di trombosi in persone vaccinate con AstraZeneca è superiore a quella della popolazione generale. I casi, tuttavia, restano estremamente rari. 

I casi presi in considerazione dall’Ema sono 62 trombosi cerebrale e 24 trombosi venosa su 25 milioni di vaccinati tra Unione europea e Regno Unito. Di questi 18 sono risultati mortali. Secondo la numero uno dell’Agenzia, l’irlandese Emer Cooke, “il rischio di mortalità da Covid è molto più alto di quello posto dai rari effetti collaterali” del rimedio di Oxford.  

L’Ema ha confermato che “la maggior parte dei casi finora segnalati si è verificata in donne di età inferiore ai 60 anni entro 2 settimane dalla prima dose”, mentre l’incidenza dei casi sospetti dopo la seconda dose “è limitata” (ma sono anche meno i richiami completati). Tuttavia “sulla base delle prove attualmente disponibili i fattori di rischio specifici non sono stati confermati”.

Insomma, per ora non ci sono dati sufficienti per imporre limitazioni a specifiche categorie o fasce di età. “Non c’è modo di dire – aggiunge Sabine Strauss, presidente del Prac – che la gravidanza o il contraccettivo orale possano essere fattori di rischio per i casi specifici”. L’Ema comunque proseguirà le investigazioni e ha imposto alla casa farmaceutica di condurre ulteriori studi. 

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fonte: repubblica.it

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