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Omicidio Pordenone, uccide compagna e va alla Polizia con mani insanguinate: “Ladri in casa”

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Omicidio Pordenone – Il femminicidio in provincia di Pordenone ed i successivi sviluppi. Le ultime notizie dall’Italia e dal mondo tutte le ultime news dell’ultim’ora.

Un altro omicidio passionale o femminicidio in Italia dopo quello di Padova di ieri, capitato proprio nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Giuseppe Forciniti, 33enne di Riveredo in Piano (Pordenone), ha ucciso la compagna 34enne, Aurelia Laurenti, massacrandola con diverse coltellate al collo.

Dopo essersi recato in Questura con le mani ancora sporche di sangue, sostenendo di aver avuto una colluttazione con un ladro, l’uomo ha confessato ed è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato.

Durante l’interrogatorio ha riferito di un’aggressione da parte della compagna.

Omicidio Pordenone, le parole dei familiari

“Siamo distrutti, non sappiamo cosa possa essere accaduto, non c’era nulla che lasciasse presagire questo epilogo”.

Sono le parole che i genitori di Aurelia Laurenti hanno riferito ad amici e conoscenti appena appreso dell’assassinio della figlia.

Secondo quanto hanno fatto sapere, non erano a conoscenza di situazioni di tensione e non ci sarebbe stata all’orizzonte alcuna volontà  tra la vittima e il suo compagno di interrompere il rapporto.

Prima ricostruzione dei fatti

Dai genitori della giovane uccisa è anche emersa una prima ricostruzione dell’accaduto: nella tarda serata di mercoledì, il presunto assassino ha citofonato al cognato – zio dei bambini – e gli ha chiesto di tenere i piccoli, senza motivare la richiesta. Subito dopo, li ha fatti salire in ascensore e si è allontanato velocemente in auto. Un comportamento che ha subito allarmato i parenti, i quali hanno cercato, inutilmente, di contattare telefonicamente la madre dei bambini. I parenti della vittima sono persuasi che questo sia accaduto prima della tragedia aprendo dunque la pista della premeditazione.

La confessione ed il dubbio chiarimento

Sono stato aggredito fisicamente dalla mia compagna mentre ci trovavamo in camera da letto. E’ anche comparso un coltello, con cui ha cercato di colpirmi. Ne è nata una colluttazione, durante la quale ho afferrato l’arma e l’ho colpita una sola volta, al collo. Lei è caduta a terra e io sono uscito dalla stanza in stato di shock. E’ la ricostruzione fatta da Forciniti nel corso dell’interrogatorio di fronte al sostituto procuratore di Pordenone Federico Facchin. Il faccia a faccia con gli investigatori è stato caratterizzato da numerose pause in cui l’uomo ha detto di essere sconvolto e ha pianto a più riprese. Secondo quanto avrebbe detto a inquirenti e investigatori, i rapporti con la compagna erano diventati burrascosi e c’erano liti. Forciniti avrebbe anche detto alle forze dell’ordine di aver gettato in un cassonetto dei rifiuti il coltello che avrebbe usato per uccidere la compagna.

L’avvocato rinuncia alla difesa

L’avvocato Rossana Rovere, già presidente dell’Ordine degli avvocati della provincia di Pordenone, che il presunto omicida della compagna aveva scelto a proprio difensore, ha rinunciato all’incarico.

Il legale, da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle donne, è stata chiamata dalla Questura in quanto indicata come avvocato di fiducia da Giuseppe Forciniti. “Non sono serena, non posso accettare l’incarico. L’indagato mi conosceva e ha indicato me quando gli è stato chiesto chi dovesse patrocinare la sua difesa, ma non posso accettare l’incarico. Io non posso assumere le difese di quest’uomo, dopo una vita e una carriera spese a promuovere la tutela dei diritti delle donne, ha detto.

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Fonte: Tgcom

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