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Covid Arezzo, la psicologa che dà un abbraccio ai malati da parte dei familiari

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silvia-peruzzi-arezzo
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Covid Arezzo – Il Coronavirus non colpisce solo il fisico delle persone ma pure la mente e il cuore. E nella condizione di isolamento alla quale costringe i malati, gli aspetti psicologici assumono un’importanza fondamentale.

Lo sa bene Silvia Peruzzi, psicologa della Asl, che insieme alla collega Scilla Sfameni si occupa dei pazienti colpiti dal virus in degenza Covid e in Terapia intensiva, e dei rapporti con i familiari: «Quando il direttore della Pneumologia, Raffaele Scala, ci ha chiamate per dare un sostegno psicologico ho pensato di essere pronta».

Dal 2006 all’ospedale San Donato di Arezzo, specializzata in psiconcologia e psicologia dell’emergenza, Silvia si è occupata di cure palliative e fine vita con lo «Scudo» del Calcit: «La differenza più grande è l’imprevedibilità di questa malattia. Nel fine vita oncologico c’è una progressione e si cerca di preparare persone e familiari».

Covid Arezzo, l’iniziativa della psicoloca Peruzzi

«Ciò che invece sfugge completamente al nostro controllo spaventa, ancora di più con l’isolamento. Per questo diventa importante conoscere la storia delle persone, fare un’anamnesi psicologica del paziente. Così possiamo potenziare il processo di umanizzazione della cura e personalizzarla, insieme con l’assistenza ai familiari».

E le storie s’intrecciano, non tutte a lieto fine. C’è il signore di 82 anni al quale Silvia ha regalato un quaderno: «“Come mai tutti questi fogli?”. Ho chiesto la prima volta che li ho visti sparpagliati sul tavolo. Così ho pensato che avevo qualcosa che poteva fare al suo caso. Adesso è diventato il diario di bordo di questa esperienza e sì… lo aiuterò a scrivere un libro», mentre il paziente continua a fotografare gli occhi del personale medico e paramedico, alla ricerca della speranza.

E quando questa non c’è più ci sono le videochiamate, come quella con una figlia che le ha chiesto di accarezzare il padre per lei, poi è stata la volta della moglie, mentre le nipoti il giorno dopo non hanno fatto in tempo a salutare il nonno: «Stare vicino alle persone è l’aspetto più bello e, al tempo stesso, più gravoso del mio mestiere. Poi per fortuna mi vengono in aiuto tutti i corsi di formazione fatti sul fine vita».

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fonte: corrierefiorentino.it

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