Home Covid Bassetti svela: “Sapete come contavano i morti in Italia ad aprile?”

Bassetti svela: “Sapete come contavano i morti in Italia ad aprile?”

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Bassetti svela cosa è accaduto a marzo e aprile – Il Prof. Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente della task force Covid-19 della Liguria, ha parlato ai microfoni di La 7 durante L’Aria Che Tira condotto da Myrta Merlino. Ecco le sue parole:

“Purtroppo noi abbiamo nei nostri ospedali circa il 50% dei posti letto che sono destinati al Covid. Abbiamo quindi persone, che devono fare cose importanti, come una diagnostica per un sospetto tumore alla mammella, che hanno i loro interventi procrastinati di settimane o di mesi. Questo non deve accadere“.

“Noi come sanità italiana e come popolo non possiamo far si che un 40enne non faccia una diagnosi di un tumore prevenibile e trattabile perché dobbiamo riempire gli ospedali di Covid. Il mondo medico non può accettarlo, è inaccettabile una cosa del genere! Lo ripeto, è inaccettabile!“.

Bassetti svela dinamiche sul conteggio dei decessi a La 7

“Quella crescita esponenziale che avevamo visto nelle settimane precedenti si è fermata però continueremo a vedere per le prossime 2 o 3 settimane ancora una pressione importante sulle terapie intensive”.

“Come del resto continueremo a vedere numeri importanti dei decessi, che ricordo non è lo strumento per monitorare come va questa epidemia. Dobbiamo sempre ricordarci che in Italia ogni giorno muoiono 2500 persone al di là del Covid. Attualmente i morti di Covid sono distribuiti su tutto il territorio nazionale, a marzo c’era una concentrazione di morti in zone precise”.

“Monitoraggio dei decessi? Abbiamo sbagliato perché abbiamo contato i decessi in maniera diversa rispetto a tutto il resto d’Europa. Vogliamo continuare nell’errore? Da quando abbiamo cambiato la metodologia di conteggio dei decessi noi stiamo drammaticamente decrescendo come letalità ma abbiamo un peccato originale che riguarda marzo-aprile, dove chiunque arrivasse in ospedale con un tampone positivo, anche che aveva un infarto, veniva qualificato come morto per Covid“.

“Se oggi, a distanza di 9 mesi, non sappiamo guardare indietro e a continuare a commettere questo errore continueremo a sbagliare. Come medico questa cosa non mi sta bene”.

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