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Anticorpi Coronavirus, scoperti super anticorpi che distruggono il virus. Galli: “Curerebbero prima del vaccino”

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Anticorpi Coronavirus – Ultime notizie Coronavirus dal mondo. Dall’università di Washington arrivano novità importanti in merito alla lotta al Covid-19 e su una scoperta dei docenti infettivologi statunitensi e di tutto il mondo.

Come riporta l’edizione online di Repubblica infatti, non tutti gli anticorpi sono uguali. Alcuni sono più “muscolosi” di altri, e questo con un nemico come il coronavirus può fare la differenza.

Una delle missioni degli scienziati in queste settimane, è quindi quella di identificare gli anticorpi più forti nel sangue delle persone che dal Covid sono guarite. Il passo successivo è quello di ricrearli in laboratorio e usarli come terapia sotto forma di anticorpi monoclonali.

Anticorpi Coronavirus, ultime notizie da Washington

Come riporta l’edizione online di Repubblica, un gruppo guidato dall’università di Washington, di cui fa parte anche l’ospedale Sacco con l’infettivologo Massimo Galli, ha pubblicato su Science la scoperta di due anticorpi particolarmente muscolosi.

Questo tipo di anticorpi ha messo ko Sars-Cov-2, bloccando la famosa punta della corona che il coronavirus usa per legarsi alle cellule umane e il recettore Ace2 che funge da chiavistello di ingresso.

Mentre un solo anticorpo potrebbe non essere sufficiente a neutralizzare il virus, e anzi far sì che si selezionino dei ceppi resistenti, averne a disposizione almeno due può aiutarci ad ammanettare meglio il microrganismo. Diversi anticorpi, in realtà, sono stati selezionati anche in passato.

Almeno tre aziende nel mondo stanno conducendo delle sperimentazioni anche sugli uomini. Al lavoro ci sono anche l’università di Roma Tor Vergata e la fondazione Toscana Life Sciences, con lo scienziato Rino Rappuoli, che pure ha isolato tre anticorpi particolarmente potenti. I primi trattamenti potrebbero arrivare in primavera.

Rispetto al vaccino, gli anticorpi monoclonali avrebbero il vantaggio di essere efficaci subito, mentre la risposta immunitaria stimolata dal vaccino richiederebbe uno o due mesi, e probabilmente avrebbe bisogno di un richiamo dopo la prima dose.

La conferma di Massimo Galli

In un’intervista al quotidiano La Stampa, l’infettivologo Massimo Galli, responsabile del reparto di Malattie infettive del nosocomio ha confermato l’efficacia di questo studio: “Sono stati isolati due anticorpi derivanti da altrettanti donatori. Ce ne sono almeno altri due al mondo, ma questi sono due in più e visto il loro potenziale terapeutico potrebbero essere riprodotti su larga scala”.

“Se gli anticorpi funzionassero sarebbero un’evoluzione della terapia del plasma perché ne userebbero il principio attivo come cura. Il vaccino sarebbe preventivo ed è sempre meglio prevenire che curare”

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