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Paola Piras, si sveglia da coma e chiede del figlio morto per difenderla

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Paola Piras – Il risveglio dal coma di Paola Piras dopo il tentato omicidio dell’ex compagno: ha chiesto di suo figlio Mirko Farci morto per difenderla. Le ultime notizie di attualità dall’Italia e dal mondo aggiornate in tempo reale 24 ore su 24.

Ha aperto gli occhi per qualche minuto e le sue prime parole sono state per il figlio che le ha salvato la vita: «Mirko… Mirko». Con un filo di voce Paola Piras, ancora molto grave, dopo 40 giorni di coma, il corpo martoriato dalla furia dell’ex compagno (18 coltellate), ha — scrive La Nuova Sardegna — più volte chiesto: «Dov’è?». Forse immagina. Il coma non le ha del tutto cancellato la sequenza del ragazzo che cercando di difenderla è crollato, colpito mortalmente al petto e alla gola.

«Ancora è presto perché sappia tutto», riferiscono all’ospedale di Lanusei. L’assiste anche un’equipe di psicologi; poco per volta le diranno che casa è accaduto all’alba di quell’11 maggio: un’ombra, le urla dell’uomo che da mesi la perseguitava senza darsi pace per la fine della loro storia, le coltellate, Mirko che le fa da scudo.

Paola si è svegliata dal coma venerdì, la stessa mattina in cui nell’istituto alberghiero Janas al fratello di Mirko Lorenzo e alla zia Stefania veniva consegnato il diploma di maturità. I compagni di classe hanno insistito: «Ci teneva molto, voleva fare qualche esperienza lontano dalla Sardegna, ma poi ritornare a Tortolì per aprire un ristorante o gestire quello di famiglia». Mirko, 19 anni, lo ha avuto postumo, ad honorem, e con un 100 pieno, «perché — ha spiegato il dirigente scolastico Nanni Usai — lui lo ha davvero meritato, con il suo gesto generoso e con il curriculum di studente modello».

Paola Piras, le sue condizioni

Il risveglio dal coma, indotto farmacologicamente, ha aperto uno spiraglio: forse Paola, 51 anni, riuscirà a salvarsi ma le condizioni sono ancora molto gravi. L’equipe chirurgica del dottor Giampietro Gusai e i medici di anestesia e rianimazione l’hanno tenuta in vita con tre interventi sulle ferite che avevano leso organi vitali e poi per complicazioni sopravvenute all’addome. All’ospedale era arrivata che quasi non respirava più, dissanguata dalle emorragie. Due volte, con cautela, hanno cercato di farla uscire dal coma; dopo il terzo riuscito tentativo, un lievissimo miglioramento; respira senza l’assistenza delle macchine, ha cominciato a mangiare, ma è ancora presto per dire se riuscirà a salvarsi.

Il criminale

L’uomo che l’ha quasi uccisa — Shahid Masih, pakistano, 29 anni, operaio in un cantiere nautico — andrà quasi certamente a processo con rito immediato. Le prove in mano ai magistrati sono univoche: denunciato per stalking e maltrattamenti, nonostante il divieto di avvicinarsi alla casa della sua ex compagna, la pedinava. La notte dell’11 maggio si è arrampicato su una grondaia, si è precipitato come una furia nell’appartamento mentre Mirko e la mamma dormivano. Poche ore dopo è stato arrestato mentre vagava nelle campagne intorno a Tortolì; aveva i jeans intrisi di sangue, i carabinieri hanno a stento arginato una piccola folla che all’uscita dalla caserma ha tentato di linciarlo. Masih, in carcere, ha confessato, motivando con parole per nulla convincenti: «Non volevo uccidere, sono stato aggredito e ho dovuto difendermi». Nessun rimorso né pentimento.

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Fonte: Corriere della Sera

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