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Zona arancione rinforzata regole: ecco cosa cambia

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Zona arancione rinforzata regole – Le nuove regole per la provincia di Brescia ed altri comuni in Lombardia: cosa cambia. Le ultime notizie sul coronavirus dall’Italia e dal mondo tutte le ultime news aggiornate in tempo reale.

Tutta la provincia di Brescia e alcuni comuni della provincia di Bergamo e Cremona vanno in zona arancione rinforzata. L’ordinzana, che a breve sarà firmata dal governatore Fontana, dovrebbe entrare in vigore nella serata di martedì 23 febbraio.

Ad annunciarlo è stato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Letizia Moratti, che ha spiegato che l’ordinanza prevede ulteriori misure rispetto a quelle della normale zona arancione.

I territori che diventano zona arancione rinforzata (mentre la Lombardia è in zona gialla) sono tutta la Provincia di Brescia e i comuni di Viadanica, Predore San Martino, Sarnico, Villongo, Castelli Caleppio, Credaro e Gandosso in provincia di Bergamo e Soncino, in provincia di Cremona.

Zona arancione rinforzata regole, le differenze

La normale zona arancione attualmente prevede: spostamenti consentiti solo all’interno del proprio Comune, dalle 5 alle 22; divieto di uscita notturna dalle 22 alle 5; consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione e nelle seconde case ubicate dentro e fuori regione; permesso di visita a un’altra casa una volta al giorno per massimo 2 persone adulte; lezioni in presenza nelle scuole di primo e secondo grado con almeno il 50% degli alunni in classe alle superiori.

Sempre la zona arancione prevede: bar e ristoranti possono aprire solo per effettuare servizio d’asporto o consegna a domicilio; i negozi al dettaglio sono aperti, chiusi nel week end i centri commerciali; chiusi i musei e gli altri istituti e luoghi della cultura così come le palestre e le piscine.

Alle restrizioni previste per la normale zona arancione, secondo quanto detto da Letizia Moratti, si andrebbero ad aggiungere “la chiusura delle scuole d’infanzia, elementari e medie, il divieto di recarsi nelle seconde case, l’utilizzo dello smart working dove possibile e la chiusura della attività in presenza”.

“Considerata l’ultima accelerazione – ha aggiunto la vicepresidente – nella provincia di Brescia, con l’aggravante delle varianti che nell’area sono presenti al 39% del totale dei casi, abbiamo concordato col ministero della Salute una strategia di mitigazione e contenimento del contagio”.

La situazione della Lombardia

“A Brescia evidentemente ci troviamo di fronte alla terza ondata”, sono invece le parole di Guido Bertolaso al Consiglio regionale della Lombardia, dove ha spiegato che il direttore dell’assessorato al Welfare Giovanni Pavesi “ha elevato il livello di attenzione delle rianimazioni da tre a quattro”.

Il 22 febbraio a Brescia i nuovi positivi sono stati 427, meno solo di Milano in Lombardia, mentre l’incidenza settimanale dei contagi in rapporto alla popolazione supera la soglia critica di 250 ogni 100mila abitanti. Valore che farebbe scattare la zona rossa. Negli ultimi giorni nella provincia bresciana il dato ha superato quota 300.

Il 16 gennaio i pazienti covid ricoverati in ospedale erano 556, il 19 febbraio sono diventati 740 e il 22 febbraio sono 780.

La provincia di Brescia, rispetto ai nuovi casi di Covid, al 22 febbraio resta quella più colpita nel rapporto positivi-popolazione, mentre la percentuale in Lombardia tamponi-positivi è dell’8,3%.

Tra i comuni della provincia bresciana più colpiti ci sono Ghedi, Gussago, Chiari, Desenzano e poi Montichiari e Lumezzane.

I dati lombardi

Per quanto riguarda i dati, registrati il 22 febbraio, sui nuovi contagiati in Lombardia per provincia: a Milano sono stati 509 di cui 184 a Milano città, a Bergamo 186, a Brescia, appunto, 427. A Como 18, Cremona 31, Lecco 48, Lodi 19, Mantova 34, Monza e Brianza 109, Pavia 40, Varese 34, Sondrio nessuno.

Attualmente in Lombardia sono state attivate zone rosse a livello locale, ovvero relative a singoli comuni. In codice di alto rischio ci sono i comuni di Bollate, in provincia di Milano; Castrezzato, in provincia di Brescia; Mede, in provincia di Pavia; Viggiù, in provincia di Varese.

Dato l’aggravarsi della situazione nell’area di Brescia e Bergamo, si starebbe pensando anche a una rimodulazione della strategia vaccinale in Lombardia. Moratti ha detto che “verranno concentrate, nei limiti del possibile e delle linee guida del ministero, le attività di vaccinazione. In particolare partendo dai comuni al confine tra la provincia di Brescia e di Bergamo con presenza importante di focolaio di contagio legato alle varianti e situazione di tensione legata alla saturazione delle Terapie Intensive locali”.

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Fonte: Sky Tg 24

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