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Quarantena con vaccino e tampone negativo, la disavventura di Raffaella D’Andrea

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Quarantena con vaccino e tampone negativo – Ecco cos’è successo a Raffaella D’Andrea, donna napoletana e avvocato: la sua disavventura. Le ultime notizie dall’Italia e dal mondo aggiornate in tempo reale 24 ore su 24.

Non ha avuto il Covid, ha fatto due dosi di vaccino, ha un certificato vaccinale e all’ultimo tampone risulta negativa, eppure è stata dieci giorni in quarantena. Alle prese con numeri verdi (ministero e regione), pec al vetriolo, linee telefoniche intasate, voci metalliche, risposte burocratiche. Ha dovuto rinviare la partenza per le vacanze, rispettosa di un protocollo – quello dell’isolamento fiduciario – che, almeno nel suo caso, qualche elemento di criticità lo ha fatto venire fuori. A raccontare la sua storia al Mattino, è Raffaella D’Andrea penalista napoletana con più di venti anni di esperienza professionale, finita in una sorta di odissea, probabilmente simile a quella di tanti altri napoletani in partenza per le ferie. 

Quarantena con vaccino, il racconto

Una storia che parte da una semplice segnalazione, da parte di un suo conoscente risultato positivo al Covid. Si chiama contact tracing e funziona – a sentire la testimonianza dell’avvocato napoletano – in modo diverso da un comune all’altro, da una Asl all’altra. Proviamo a capire perché. 

Avvocato, come è nata la sua odissea?
«Il 23 luglio incrocio un conoscente. Mi contatta tre giorni dopo e mi dice che è risultato positivo al Covid, pur avendo una dose di vaccino. Il 27 mi contatta l’Asl Napoli uno, mi dicono che devo rispettare dieci giorni di isolamento fiduciario, al termine dei quali mi convocheranno al Cotugno per un test. Non mi chiedono se ho frequentato altre persone, il tracciamento di ferma con me, ma non è questo il punto». 

Qual è allora il problema?
«Ci sono contraddizioni in cui mi sono imbattuta. La prima è la scoperta che tutte le persone conviventi con la persona risultata positiva sono state “liberate” dall’isolamento dopo soli cinque giorni. Come se ci trovassimo in due regimi differenti». 

Scusi a cosa fa riferimento?
«I genitori e i parenti della persona risultata positiva vivono a Pozzuoli e riescono a fare il tampone prima di me, ottenendo – dopo l’esito negativo – il via libera dalla Asl di competenza». 

Qualche giorno di differenza, forse dovuto al numero di utenti, non crede?
«Non è questo l’unico punto. Mi chiedo a che serva farsi due dosi di vaccino, risultare negativa ai tamponi, attendere il proprio turno, contattare i numeri verdi, se poi ho dovuto trascorrere dieci giorni di “reclusione” domiciliare senza avere risposte».  

Cosa è accaduto poi?
«Arriviamo al giorno del tampone. Lunedì scorso, mi reco al Cotugno, all’indirizzo che mi è pervenuto al cellulare, tramite messaggio. Rispetto tutte le indicazioni stradali, che mi portano in un ufficio, entro e mi dicono che l’indirizzo è sbagliato. O meglio: che hanno cambiato indirizzo, mi rimetto in auto e vado alla ricerca del drive in, per fare questo benedetto tampone. Una volta a destinazione, c’è un guasto telematico, aspettiamo il nostro turno e finalmente credo che sia finito un incubo, dal momento che sono certa di non avere il Covid». 

Dunque? Tutto è bene quel che finisce bene.
«Non è così. Perché solo oggi, martedì tre agosto, dopo aver minacciato denunce, mi arriva il messaggio in cui vengo informata ufficialmente che il tampone è negativo e che non ho il Covid». 

Perfetto, siamo al lieto fine.
«Non è così. Perché mi ha spiegato il mio medico di base, che è necessario aspettare un attestato di fine isolamento, senza il quale non posso viaggiare, non posso recarmi in un hotel in vacanza, insomma, non posso condurre una vita normale».

In che consiste l’attestato di fine isolamento?
«L’ho scoperto solo adesso. Le faccio un esempio tratto dal settore penale, siccome è il mio lavoro: è come quando un detenuto ai domiciliari ha finito di scontare la pena, ma ha comunque bisogno di un decreto del giudice che disponga la esecuzione della revoca del provvedimento. Ecco mi sento esattamente nelle condizioni di un detenuto che ha finito i giorni di detenzione ma non può uscire. Nel frattempo, devo riprogrammare la partenza, ricontattare hotel, bus, rivedere le penali, nonostante sia vaccinata e non abbia mai incrociato il Covid in vita mia». 

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Fonte: Il Messaggero

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