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Bassetti critico: “Questo DPCM non andrà lontano, non serve a niente chiudere i ristoranti”

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Bassetti critico – Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente della task force Covid-19 della Liguria, commenta all’Adnkronos Salute la proposta avanzata dalle Regioni di non fare i tamponi ai contatti stretti degli asintomatici.

Fare il tampone ai contatti stretti degli asintomatici è una di quelle cose che in questo momento possiamo lasciare da parte. Dobbiamo concentrarci soprattutto sui contatti stetti di chi arriva negli ospedali sintomatico. Queste persone, al di là del tampone, devono stare in quarantena per 10 giorni”.

Bassetti ricorda che per contatto stretto “si intende essere stati per almeno 10 minuti a meno di un metro di distanza dal positivo senza nessuna protezione. Tanta gente oggi viene messa in isolamento senza rispettare questa indicazione del ministero della Salute – avverte l’infettivolgo – Se non la rispettiamo, con la forte circolazione del virus, rischiamo di avere il 10-15% della popolazione italiana finito in quarantena”.

Bassetti è poi intervenuto anche a La 7, dando la sua opinione sul nuovo DPCM:

Per vedere se le misure saranno efficaci ci vorrà tempo. Avevamo visto un DPCM che aveva dato mandato alle Regioni di tenere la situazione sotto controllo. Poi subito ne è arrivato un altro. Credo che quest’ultimo DPCM arriverà poco lontano. Non serve a niente ridurre di qualche ora l’orario di bar e ristoranti”.

Bassetti critico sul nuovo DPCM

Basta uscire la mattina per andare a lavorare fa capire che il contagio avviene in altri luoghi. Trasporti pubblici, le code che ci sono per attenderli. Credo che bisogna mirare ad oggi alle categorie più a rischio. Quelli che hanno il peso più grande di questa infezione sono i cardiopatici, gli immunodepressi, gli obesi, gli anziani. Loro devono avere più attenzioni in questo momento”.

Confinamento nelle loro residenze? No, ma penso che per almeno alcune di loro bisognerebbe organizzare attraverso i servizi sociali e sanitari, una limitazione della loro circolazione. Servirebbe l’aiuto di servizi sociali, di chi potrebbe fare la spesa a queste persone”.

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