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Daniel Fusinato, gesto eroico per proteggere il fratellino David

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Daniel Fusinato – Ecco cos’ha cercato di fare Daniel Fusinato per tentare di proteggere il fratellino David: entrambi uccisi nella strage di Ardea.

Quando il killer ha esploso il primo colpo di pistola, Daniel è tornato indietro nel tentativo di salvare la vita al suo fratellino, David, di soli 5 anni. Ha provato a fargli scudo con il corpo finché Andrea Pignani, l’autore della strage di Ardea, non ha sparato anche lui. Sono questi i dettagli che emergono a 48 ore dal triplice omicidio consumatosi nella tarda mattinata di domenica 14 giugno in via delle Pleiadi, a Colle Romito, e sul quale stanno tentando di far luce gli investigatori. Intanto, nel pomeriggio di martedì 15 giugno, all’istituto di medicina generale del policlinico Tor Vergata, sono iniziate le autopsie sui corpi delle vittime. I funerali dovrebbero aver luogo tra giovedì e venerdì, quello dei bimbi ad Aosta.

Il gesto eroico di Daniel Fusinato

Pignani conosceva i fratellini Fusinato? Ha sparato a caso? E ancora, aveva mai dato segni di squilibrio mentale? Al momento, non vi è ancora alcuna risposta certa né sul movente del delitto né sui trascorsi di Andrea Pignani, l’ingegnere informatico di 34 anni che domenica ha aperto il fuoco contro i due bambini di Aosta e Salvatore Ranieri, la terza vittima della strage.

Secondo l’ultima ricostruzione dei carabinieri, il killer ha ucciso con un primo colpo alla gola David. Una scena tanto drammatica quanto inattesa che si sarebbe consumata sotto gli occhi di Salvatore Ranieri, ex autista dell’Atac, che era di passaggio in zona in sella alla sua bicicletta.

Stando a quanto riporta il quotidiano Il Messaggero, il pensionato avrebbe assistito agli spari gridando in faccia al killer tutta la sua rabbia. Un testimone ha riferito di averlo visto affrontare il 34enne per qualche secondo, come a fare da scudo ai due bambini.

Pignani, allora, gli sparato alla testa, a bruciapelo, uccidendolo all’istante. Daniel Fusinato, intanto, non si era allontanato verso casa ma è tornato indietro per aiutare il fratellino. Gli si è gettato sopra per aiutarlo, per difenderlo dall’assassino. Pignani, Hyde sui social, l’ha centrato con un colpo al petto. Per i due bambini, nonostante i soccorsi di Giuseppe Romano, 68 anni, medico di Ardea, non c’è stato nulla da fare.

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Le indagini

Le indagini dei carabinieri dovranno chiarire tutti gli aspetti di questa drammatica vicenda, specie quelli riguardanti il killer. A tal riguardo, saranno effettuate verifiche sui dispositivi tecnologici di Pignani per capire approfondire il suo passato. A quanto ricostruito finora, il mondo del 35enne era praticamente limitato alle mura della sua stanza in cui trascorreva intere giornate. Una camera che sarebbe stata quasi inaccessibile a tutti. Poco più di un anno, a maggio 2020, dopo una lite con la madre in cui l’avrebbe minacciata con un coltello Pignani fu portato all’ospedale dei Castelli di Ariccia e sottoposto a “consulenza psichiatrica” per uno “stato di agitazione psicomotoria”. A quanto emerso dagli accertamenti degli investigatori fu dimesso la mattina successiva con una diagnosi di “stato di agitazione – paziente urgente differibile che necessita di trattamento non immediato” e fu affidato al padre.

L’arma del delitto

Rimane al vaglio la posizione della madre dell’ingegnere per quanto riguarda la mancata denuncia della pistola di proprietà del marito che non fu denunciata alla sua morte, avvenuta nei mesi scorsi. La donna rischia l’accusa di detenzione abusiva di armi. La pistola, una Beretta modello 81 calibro 7,65 utilizzata dall’omicida, era detenuta regolarmente dal padre di Pignani, ex guardia giurata, ma alla sua morte non fu denunciata. “Non la trovavamo” si sarebbero giustificati i familiari. Ma la donna, essendo l’erede convivente del marito, avrebbe dovuto segnalare l’esistenza dell’arma anche se questa non era stata da lei ritrovata.

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Fonte: Il Giornale

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