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Lazio zona rossa, torna la psicosi: assalto ai supermercati, lievito, farina e pasta finiti in poche ore

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ressa-supermercato-lazio
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Lazio zona rossa – Ressa nei supermercati ieri sera quando ha iniziato a diffondersi la notizia che il Lazio sarebbe entrato in zona rossa. Carrelli pieni più del solito in tutta la città e la Regione, da Viterbo a Colleferro, da Tor Lupara a largo Agosta, da Laurentino a Casilino a Trionfale e Euroma2, affollamenti che fino a giovedì non c’erano e razzia di farina, lievito, pasta e inscatolati:

“Queste resse sono incomprensibili perché i negozi alimentari non chiudono” dice Francesco Iacovone, sindacalista dei Cobas. “E poi espongono i lavoratori a un rischio immotivato e aumentano la possibilità di contagio”.

Resse anche nelle piazze e nei luoghi di ritrovo, come Testaccio, dove c’erano decine di persone per un aperitivo. Uno degli ultimi, come sembrano pensare un po’ tutti in questa aria da fine impero.

Lazio zona rossa, ressa nei supermercati


D’altra parte non si possono ignorare i dati: i positivi trovati ieri sono stati 1.757con 14 mila tamponi e oltre 23 mila antigenici per un totale di 38 mila test. I numeri, anche se ieri in lieve flessione (-43) galoppano, aumentano i decessi, i ricoveri (con un tasso di occupazione dei posti letto di area medica al 32 per cento) e le terapie intensive (con un tasso di occupazione dei posti letto al 28 per cento). I casi della città di Roma sono 800.


L’incidenza è di 173 positivi ogni 100 mila abitanti, c’è stato un aumento del numero dei focolai di trasmissione da 233 a 322. E il valore Rt a 1.3. Proprio questo valore è stato decisivo per il passaggio a zona rossa.

“Eppure io continuo a pensare che l’Rt non sia un buon indicatore per dare i colori alle regioni”, sostiene Massimo Ciccozzi epidemiologo molecolare del Campus Biomedico ed autore di uno studio uscito sul “Journal of Medical Virology” dal titolo, indicativo, On the misuse of the reproduction number in the Covid-19 surveillance system in Italy.

“Certo è che il numero dei contagi è salito e che le terapie intensive cominciano a riempirsi: è questo di cui si deve tenere conto, non dell’Rt, un dato vecchio di 15 giorni. Si è avuto paura di stressare il sistema ospedaliero”.

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fonte: repubblica.it

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